È stato il giorno di Alessandro Parisi. Della sua presentazione nel ruolo di capo allenatore del Messina e della preview della partita di domani, domenica 17 gennaio, al «Presti» di Gela, nella gara valevole per la terza giornata di ritorno del girone I di Serie D.
All’andata i biancazzurri, allora allenati da Gaspare Cacciola, s’imposero con il punteggio di 2 a 0 grazie alla doppietta di bomber Sarao.
Domani sarà tutt’altra partita, per forze in campo e in panchina e per obiettivi da raggiungere.
Parisi prova a celare le emozioni per la sua “prima” da tecnico del Messina, lui che è stato una bandiera di quela “miracolo” sportivo che vide la squadra peloritana conquistare la seria A, ormai oltre 20 anni addietro.
«Metto da parte tutte le mie emozioni che gestirò fino a quando avrò questa possibilità, voglio lavorare per raggiungere l’obiettivo – ha detto Parisi -. Ho trovato un gruppo sano, un gruppo che fino ad oggi ha saputo gestirsi perché le scelte erano obbligate. Tutto questo che é stato fatto fino ad oggi purtroppo, con la spada di Damocle che abbiamo, non basta, i giocatori sanno che non devono più risparmiarsi, ora siamo tanti e tutti insieme vogliamo raggiungere l’obiettivo».
Sulle possibili novità tattiche. «Lavoriamo giorno dopo giorno sulla qualità tecnica, sulla tenuta fisica e sulla mentalità. Oggi il materiale umano ha delle alternative, dall’oggi al domani non è possibile, certo, cambiare totalmente a livello tattico, gradualmente andremo a modificare qualcosa. Dipende tutto dal materiale umano a disposizione e dall’ avversario, in base a quello si sceglie la modalità di gioco e la disposizione in campo».
Infine, un passaggio sulla partita di domenica. «Incontriamo una squadra che nelle ultime settimane ha avuto dei cambiamenti nei moduli, una squadra che preferisce giocare in verticale, forte sulle seconde palle, con un reparto avanzato mobile e molto tecnico, abbiamo lavorato anche in base a questo. Fino ad adesso abbiamo giocato troppo orizzontalmente e meno verticalmente, questo dovrà cambiare. Non possiamo più permetterci di gestire, dobbiamo dare tutto. Kaprof ha dimostrato come nella fatica sia un generoso, com’è solito nell’indole argentina, per trovare la continuità dovrà aumentare i ritmi».