Il Benevento, con tre giornate di anticipo, ha festeggiato la meritata promozione in Serie B. Al Catania, adesso, non resta che fortificare la seconda posizione e rispedire al mittente gli attacchi del Cosenza che si è portato a 5 punti di distanza quando mancano 270 minuti alla fine. Un vantaggio rassicurante, un po’ meno l’espressione di gioco dei rossazzurri battuti, domenica al «Massimino» dal Picerno per 2 a 1.
Un ko, il primo casalingo, che ha indispettito il pubblico etneo che ha fischiato la squadra a fine partita.
Il tecnico degli etnei, William Viali, si è espresso così in sala stampa.
«Se guardiamo il risultato, è chiaro che l’analisi deve partire da lì: è un risultato assolutamente negativo, che non volevamo. Volevamo vincere la partita a tutti i costi e si è capito anche da come la squadra è partita. Sotto questo punto di vista è sicuramente un passo indietro. Però, sinceramente, dal mio punto di vista questa è probabilmente la partita che abbiamo sviluppato meglio, magari non per tutti i novanta minuti, ma sicuramente nella prima parte».
L’allenatore rossazzurro ha giudicato positivamente la prima mezz’ora di gara: «È la prima volta che, in costruzione, decidiamo cosa fare, lo facciamo e siamo ficcanti. Parlo soprattutto dei primi 25-30 minuti, fino al loro pareggio. Abbiamo costruito tre o quattro palle gol in maniera pulita, tirando fuori l’avversario col palleggio e poi andando a fargli male in verticale. Da questo punto di vista siamo cresciuti».
Da rivedere più di qualcosa dopo il pari dei lucani: «Quello che non mi è piaciuto è che dopo l’episodio del pareggio, arrivato anche in modo improvviso perché non si respirava la sensazione che potessimo rischiare qualcosa, ci siamo sporcati troppo mentalmente. Se non si mantiene lucidità, poi diventa difficile sviluppare con qualità quello che si sta cercando di fare».
Sulla formazione iniziale e sul centrocampo: «Io sono qui da venti giorni e devo cercare di dare un filo conduttore. Ho ricominciato da dove avevo finito a Latina, proprio per dare continuità. La squadra sta già provando a fare cose diverse e se ogni partita cambiamo tre o quattro giocatori diventa tutto più difficile. La scelta è stata semplicemente questa: dare continuità al secondo tempo di Latina. Quaini, per esempio, è stato in ballottaggio fino all’ultimo secondo perché ha lavorato molto bene, ma oggi non ci sono promossi o bocciati. Sto solo cercando di dare un minimo di continuità perché il tempo è poco».
Sul reparto offensivo: «Dal mio punto di vista oggi la squadra non era disunita, era troppo bassa. Nelle prime due partite avevamo pressato molto bene, sempre corti ma in avanti. Oggi invece abbiamo abbassato le pressioni di venti metri e questo non mi è piaciuto, perché era una delle cose che nelle prime due gare avevamo fatto bene. Le caratteristiche dei giocatori, secondo me, sono corrette se la squadra sta insieme. Che sia offensiva, intermedia o bassa cambia relativamente, purché mantenga le distanze giuste».