In attesa di conoscere i piani futuri della società con concretezza evitando i post social, il Messina sta vivendo la classica situazione di stasi dove non c’è alcuna certezza. Al momento, sul campo, la squadra è retrocessa in Eccellenza anche se un ripescaggio resta ipotesi concreta ma non scontata. Si dovrà lavorare in tal senso ma, comunque, la società deve essere strutturata e rafforzata per affrontare una prossima stagione che deve essere vincente e di riscatto.
Nel frattempo, però, sono state rese note le motivazioni che hanno portato al rigetto del ricorso della Reggina contro il club Biancoscudato. Una lunghissima querelle terminata in tribunale sulle presunte firme di soggetti inibiti sui contratti ad inizio stagione. Il Tribunale Federale Nazionale non ha accolto le tesi del club amaranto che, tuttavia, non si arrende ed ha già annunciato un ricorso in appello.
Secondo le carte ufficiali il TFN si è così espresso:” L’articolo 118 del Codice di Giustizia Sportiva riserva in via esclusiva al Procuratore federale l’azione disciplinare nei confronti di tesserati, affiliati e degli altri soggetti legittimati, quando non sussistono i presupposti per l’archiviazione. L’accertamento di violazioni disciplinari per accadimenti verificatisi durante le gare sportive, ma sui quali il Giudice sportivo non abbia potuto pronunciarsi, perché non adito dal soggetto interessato o non investito dei fatti, può conseguire solo all’esito di rituale deferimento proposto dal Procuratore federale. Manca la prova che sia stato proposto entro i trenta giorni dalla conoscenza del fatto e risultava ampiamente decorso il termine di trenta giorni per impugnare l’iscrizione al campionato e i tesseramenti eseguiti in pendenza di inibizione“.