Il Catania ha sbanca il «Pinto» di Caserta, nel lungh match della settima giornata del girone C di Serie C, ottenendo il terzo risultato utile consecutive (sette punti, frutto di due vittorie esterne e un pari) a conferma dei passi in avanti che la squadra etnea sta compiendo.
Il 3-4-2-1 con cui il tecnico Emilio Longo ha schierato il Catania comincia a dare i suoi frutti e l’ottimo primo tempo sul campo della Casertana ne è una chiata testimonianza.
«Quello che può rimanere negli occhi è il secondo tempo –ha detto Longo in conferenza stampa, al termine della sfida con la Casertana – ma per quanto mi riguarda è una partita vinta meritatamente. Nel primo tempo non c’è stata partita: credo che la Casertana non abbia praticamente tirato, mentre noi abbiamo prodotto molto. Il rammarico più grande è non aver chiuso quella frazione con un vantaggio più ampio, anche per merito di un De Lucia eccezionale. Per una ventina di minuti del secondo tempo la Casertana è risalita. Era una squadra che non aveva mai perso, rodata e allenata bene, quindi era normale aspettarsi una reazione. Però, dopo l’1-1, siamo stati capaci di tornare a creare le condizioni per vincere, e Lunetta ha avuto subito un’altra occasione molto importante. Se il secondo tempo è stato equilibrato, allora la partita dovevamo vincerla noi, perché nel primo tempo non c’era stata partita».
Poi, un significativo passaggio sul cambio di modulo. «Abbiamo cambiato radicalmente i principi di gioco. Questo non significa che esistano principi migliori o peggiori, semplicemente sono diversi dai precedenti. Negli ultimi sette giorni di mercato la squadra ha cambiato fisionomia quasi per il cinquanta per cento. Rispetto alla squadra che aveva giocato e passato il turno a Vicenza sono rimasti pochi calciatori in campo. È normale che il percorso abbia avuto un rallentamento e che ci sia bisogno di tempo».
Quindi, uno sguardo al campionato. «È prematuro parlare di classifica. Credo che il nostro girone abbia un valore assoluto e non vedo grandi sorprese, perché molte delle squadre che sono in alto hanno già l’abitudine a lavorare bene. Le grandi, se vogliono vincere questo campionato, devono avere la stessa fame e la stessa sete di tante altre squadre. Ci sono formazioni che giocano un calcio eccellente e colleghi di altissimo profilo».